IL MONUMENTO
Come tutti i monumenti ha l'aria un po’ stanca e annoiata . l bambini delle scuole, nel cui cortile è sistemato, si divertono a togliergli gli occhiali e certamente non capiscono quella sua espressione grave e amara.
È il solito destino dei grandi: la gloria, la fama dietro cui consumarono i loro giorni, presa in giro e demistificata dai ragazzi che, nei libri di scuola, imparano gli stili, le correnti e tutti i vari -ismi della letteratura come cosa vecchia e morta.
Ma, fortunatamente, non è ancora il caso di Pavese verso cui tutta una rete di complicità esistenziali di  luoghi e di stagioni, di adesioni come di rifiuti totali ne impedisce l'inbalsamamento.
Indifferente alle mode che passano sapeva che sarebbe rimasto, sfidando il giudice patì temibile: il tempo.
«Esser qualcuno è un'altra cosa. Ci vuole fortuna, coraggio, volontà. Sopra tutto coraggio. Il coraggio di starsene soli come se gli altri non ci fossero e pensare soltanto alla cosa che fai: Non spaventarsi se la gente se ne infischia. Bisogna aspettare degli anni, bisogna morire. Poi dopo morto, se hai fortuna diventi qualcuno» .

 

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