Al secondo piano ha sede il
Centro Studi.
Nell'atrio ha inizio la mostra fotografica sui luoghi pavesiani del
fotoreporter Mario Dondero che prosegue nella saletta a sinistra, ospitante
tra l'altro i libri di Pavese tradotti in varie lingue, segno tangibile
dell'enorme risonanza dello scrittore in tutto il mondo.
La stanza a destra è invece dedicata al Museo vero e proprio. Qui trovano
collocazione le prime edizioni: quasi tutte erano le sue copie personali.
Nella vetrinetta centrale si trova l'edizione con copertina rossa de "I
dialoghi con Leucò", su cui Pavese scrisse le sue ultime parole prima di
togliersi la vita nell'albergo Roma di Torino, il 27 agosto 1950.
La scritta recita:
"Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi
pettegolezzi.
Cesare Pavese".
Da rilevare che quasi tutti i libri presenti in questa sezione sono stati
alluvionati nel 1994 e successivamente restaurati presso l'Istituto Centrale
di Patologia del Libro di Roma: i libri furono surgelati allo scopo di
bloccare attacchi microbiologici. Tale procedimento prevedeva di avere libri
bagnati ma puliti; quindi si procedette ad un sommario lavaggio dei volumi
in maniera tale da eliminare la maggior quantità possibile di fango sia
sulle pagine che sui tagli.
Ai muri le bacheche ospitano le copie di alcuni manoscritti pavesiani, in
particolare appunti e correzioni alla stesura dei suoi libri.
Proseguendo, la sala successiva contiene le prime edizioni dei libri
tradotti da Pavese. La sua attività come traduttore fu infatti notevole. Si
dedicò a scrittori inglesi e americani classici e contemporanei, tra i
quali: Daniel Defoe, Charles Dickens, Herman Melville, Sherwood Anderson,
William Faulkner, Gertrude Stein, John Steinbeck e Ernest Hemingway. In
questa sezione sono inoltre ospitati libri che gli appartenevano, tra cui
spiccano molti libri di mitologia classica,che amava particolarmente.
Le bacheche a muro ospitano lettere che lo scrittore ricevette da alcuni
amici e colleghi quali, per citarne solo alcuni, Natalia e Leone Ginzburg,
Giulio Einaudi, Elio Vittorini, Maria Bellonci . . .
La ultime vetrinette contengono i libri donati al Centro Studi da Nuto e una
lettera a lui scritta da Pavese.
Pinolo Scaglione è un personaggio molto amato a Santo Stefano Belbo. Nel suo
ultimo romanzo Pavese lo chiamò Nuto, diminutivo di Benvenuto. Un giorno che
inaspettatamente il falegname andò a trovarlo a Torino nel suo ufficio pieno
di libri e pipe, lo scrittore lo accolse, alzandosi di scatto dalla sedia,
con uno squillante "Benvenuto", che significava: "Non potevi capitare in un
momento migliore, sto attraversando un brutto periodo e ho proprio bisogno
di parlare con te". Da questo incontro torinese nacque il nome Nuto con cui
è universalmente conosciuto.
Nella realtà si chiamava Giuseppe Scaglione ed era nato all'inizio del
secolo, nel 1900. Morto Nuto, nel 1990, la falegnameria è stata ceduta dagli
eredi al Comune di Santo Stefano Belbo perché la faccia rivivere nel duplice
senso di museo pavesiano e come testimonianza di un'attività artigianale
strettamente collegata all'economia vitivinicola di queste terre, ormai
consegnata alla memoria storica.
La Sala riunioni custodisce i volumi e
gli articoli di critica pavesiana, Ie tesi di laurea e i saggi in possesso
del Centro. L'alluvione ha reso incompleto questo archivio, compito del
Centro è ora quello di ricostituire la completa documentazione
biobibliografica.
Questa sala ospita inoltre i 21 disegni preparatori alle
cinque tele del ciclo "La luna e i falò"
(Olio su tela, cm. 200x300) realizzate da Ernesto
Treccani nel 1962.
Essi furono donati dall'autore al Centro per i santostefanesi e per gli
appassionati di tutto il mondo in visita ai luoghi pavesiani.
Ci introducono nel laboratoriodell'artista nel difficile momento creativo e
completano le cinque tele, che sono il risultato finale e definitivo. Esse
rappresentano un'originale interpretazione pittorica del mondo de "La luna e
i falò", con la sua campagna mitizzata e con personaggi ormai famosi: il
Cinto, il Valino, Irene, Santina, il Nuto.
Anche i disegni fanno parte del materiale recuperato dall'alluvione del
1994. Ora grazie al restauro, sono nuovamente visibili: solamente un disegno
che potete notare subito entrando sulla parete di destra, è stato mantenuto
volutamente nelle condizioni successive al ritrovamento nel fango, a memoria
dell'accaduto e a testimonianza dell'efficacia dell'intervento di recupero.
Mentre i disegni hanno potuto trovare la loro d e f i n i t i v a
collocazione nelle sale del Centro, le tele ad olio, anche in virtù delle
loro grandi dimensioni, trovano momentanea sistemazione presso il municipio,
in attesa che i restauri all'edificio della chiesa forniscano loro una più
suggestiva cornice architettonica.
Attraverso la scala centrale si giunge al terzo piano. Qui ha sede a
Foresteria, concepita con lo scopo di
accogliere gli ospiti dei numerosi avvenimenti culturali di cui il Centro si
fa promotore, ma anche studiosi e ricercatori che volessero immergersi
completamente nello studio di Pavese.
Cerca qui il
libro che vuoi con il motore di ricerca
VISITA IL CENTRO STUDI, IL
MUSEO E LA FORESTERIA CLICCANDO SULLE FOTOGRAFIE
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La sala riunioni
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La sala riunioni
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Entrata del museo
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Bacheche nel museo
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L'entrata alla foresteria
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Una camera della foresteria
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Una sala della foresteria
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La scalinata vista dalla foresteria
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Dalle finestre del Centro
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Tra i quattro tetti
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